Con la giornata del 9 Maggio, presso il Teatro Comunale S. Cicero, si è concluso un ciclo di incontri ideato dal Presidente della Fondazione Accademia Via Pulcritudinis ETS, Mons. Crispino Valenziano e dalla Vice Presidente Prof.ssa Cettina Militello, sostenuto dall’Amministrazione Comunale di Cefalù, dall’Assessorato alle Politiche Culturali e dal Consiglio di Biblioteca della città.
Lo sfondo integratore della tematica risultava coerente con la Mission della Fondazione, come chiaramente delineato nello Statuto che recita integralmente:
Valorizzare e incrementare la presenza delle donne nella società e nelle Chiese con particolare attenzione alle tradizioni teologiche e culturali dell’area mediterranea, e dunque alla presenza e al ruolo delle donne nelle culture di tradizioni islamiche ed ebraiche, oltre che cristiane, promuovere il partenariato tra i Paesi del Bacino del Mediterraneo, così da approfondire e valorizzare ogni manifestazione della cultura, della storia e della evoluzione dei gruppi sociali dell’area.
Cinque gli incontri per un breve viaggio letterario dedicato alle parole, alle storie e alle vite delle donne nell’area del Mediterraneo. Un percorso che ha superato i confini del semplice evento culturale, trasformandosi in un’esperienza collettiva di ascolto, scambio e riflessione.
Non è stata soltanto la successione di un seminario accademico, ma un tessuto di voci intrecciate, culture che si rispecchiano, resistenze che si raccontano, denuncia di diritti negati e realtà apparentemente lontane che hanno trovato forma all’interno di intense e partecipate narrazioni a firma di autorevoli scrittrici. Abbiamo attraversato non solo i paesi e le coste di un Mediterraneo complesso e vivo, ma anche le profondità dell’identità, della memoria e della trasformazione personale e collettiva.
Le parole delle autrici ,forti, fragili, luminose, ci hanno aperto mondi diversi, a volte lontani, eppure connessi da un sentire comune. Ogni libro è stato una soglia, ogni testimonianza un invito ad abitare il presente con consapevolezza e cura. I dialoghi che ne sono scaturiti hanno mostrato quanto sia urgente e necessario creare spazi in cui le narrazioni femminili possano emergere con forza e autonomia.
Questo atto finale non rappresenta certamente una chiusura, ma un passaggio verso altre esperienze. Le voci che abbiamo ascoltato continueranno a interrogarci, a ispirarci, a costruire ponti tra sponde diverse. Il convegno si è concluso, ma resta l’impegno a custodire ciò che abbiamo condiviso: parole che attraversano confini, storie che resistono, passi comuni che diventano cammino.
Al centro di questo itinerario, cinque romanzi, profondamente diversi tra loro per ambientazione, lingua e sensibilità hanno disegnato una mappa narrativa del Mediterraneo vista attraverso uno sguardo tutto al femminile ma non per questo limitato e limitante, piuttosto un mosaico letterario che ha saputo raccontare l’identità e la trasformazione, la resilienza e la fragilità, i legami familiari come le rotture storiche.
Ogni incontro si è aperto con i saluti istituzionali del Sindaco di Cefalù, prof. Daniele Tumminello, con l’intervento della Presidente del Consiglio di Biblioteca, Santa Franco, che ha accompagnato il pubblico alla scoperta dei testi presentati, al suo fianco la vice presidente della Fondazione Accademia prof.ssa Cettina Militello che è sempre intervenuta con riflessioni personali sul contenuto della narrazione e sulla condizione di ogni realtà trattata.
Una relatrice diversa per ogni tappa letteraria, ha inoltre arricchito gli incontri con approfondimenti mirati e ben calibrati, capaci di valorizzare ogni sfumatura dei testi presentati. Grazie, infatti, alla sensibilità e alla competenza delle stesse, ogni appuntamento si è trasformato in un’occasione di confronto autentico, dove letteratura e vita si sono intrecciate in modo naturale, stimolando il pensiero critico e l’interesse del pubblico presente.
A conclusione di ogni momento, l’Assessore alle Politiche Culturali, prof. Antonio Franco, con interventi puntuali e appassionati, offriva spunti di riflessione e sottolineava l’importanza della cultura come strumento di crescita condivisa. Le sue parole, a fine di ogni appuntamento, invitavano al dialogo e alla partecipazione, lasciando al pubblico il desiderio di approfondire e tornare.
Rendere conto sinteticamente di ogni incontro letterario vissuto risulta particolarmente complesso, ogni momento, infatti, ha focalizzato storie personali con intrecci culturali e sociali che hanno influenzato profondamente le forme espressive narrate. Tuttavia, è possibile individuare alcune tracce essenziali che permettono di orientarsi cogliendone i passaggi fondamentali e i contenuti più significativi.
La giornalista Marta Bellingreri, specializzata in Studi Arabo-Islamici e del Mediterraneo, ci ha portato nel cuore della questione palestinese attraverso “Miral” di Rula Jebreal, la storia di una giovane donna cresciuta in un orfanotrofio fondato da Hind Husseini a Gerusalemme Est.
In questo romanzo autobiografico, la formazione personale di Miral si intreccia con il dramma collettivo del popolo palestinese: il conflitto, la perdita, la costruzione di un’identità in mezzo al caos. Jebreal restituisce con forza il dilemma di chi cresce tra la fedeltà alla giustizia e il desiderio di pace, in una terra martoriata da decenni di occupazione e violenza.
La prof.ssa Giulia Lo Porto, scrittrice e docente di Religione Cattolica, ci ha fatto immergere nella lettura di “Rosso come una sposa” di Anilda Ibrahimi, un affresco familiare potente e struggente, che attraversa tre generazioni di donne albanesi. Attraverso la voce della narratrice e il racconto orale trasmesso di madre in figlia, Ibrahimi disegna un paesaggio interiore e storico fatto di dittatura, povertà, desiderio di emancipazione e memoria condivisa. Le protagoniste, legate da vincoli profondi ma spesso costrette al silenzio, trovano nella parola e nella narrazione il modo per liberarsi e rivendicare la propria libertà.
La prof.ssa Rita Calabrese, già docente ordinaria di Letteratura Tedesca all’Università di Palermo, ci ha introdotto nel cuore pulsante e spesso invisibile di una Gerusalemme femminile, multiculturale e popolare attraverso le pagine di “Figlie di Gerusalemme” di Shifra Horn, Un romanzo vivace, ironico e toccante, abitato da donne eccentriche, visionarie, ostinate e generose, custodi di segreti, passioni e antichi saperi. Attraverso la saga familiare della protagonista, la Horn dipinge una città complessa, ferita e magica, dove la storia personale si fonde con quella collettiva, e dove le donne sono le vere depositarie della memoria.
Safa Neji, operatrice del Centro Diaconale “La Noce” – Istituto Valdese, instancabile attivista nei progetti internazionali e docente universitario presso Università degli studi di Palermo, ci ha condotto con “Ombre sul mare” di Azza Filali nella Tunisia contemporanea, attraversata dalle ferite del colonialismo e dai tumulti della transizione democratica e attraverso personaggi in bilico tra fuga, disillusione e ricerca di senso, Filali esplora le ombre che gravano sul presente tunisino, tra desiderio di cambiamento e paura dell’instabilità. È un romanzo che denuncia con sobrietà e profondità il disagio sociale, il peso del passato e l’urgenza di un futuro possibile.
Infine, “Vera e gli schiavi del terzo Millennio”, scritta e narrata da Carmen La Sorella, giornalista, conduttrice televisiva e autrice televisiva italiana, il suo appassionato intervento e la competente sollecitazione della prof.ssa Clara Aiosa, docente di Religione Cattolica e direttrice dell’Istituto Costanza Scelfo (Divisione della Società Italiana per la Ricerca Teologica), ci hanno riportato sulle rotte più tragiche e meno visibili del nostro Mediterraneo: quelle percorse dai migranti. Protagonista del romanzo è Vera, attivista per i diritti umani, una donna forte ma ferita, tenace come il suo nome, che affronta una crisi personale profonda. Quando Ahmed, giovane migrante sopravvissuto alle tratte illegali, le affida una mappa del sistema criminale che governa il traffico di esseri umani, Vera ritrova la forza per reagire. In un intreccio serrato di minacce informatiche, alleanze impreviste e nuove consapevolezze, il romanzo si fa denuncia e speranza: un grido contro l’indifferenza, ma anche un inno al potere dell’azione individuale.
Ogni libro letto, ogni voce ascoltata, ogni storia condivisa hanno aperto un nuovo spazio di confronto e di conoscenza.
Questo percorso non lo riteniamo chiuso né forse esaustivo delle drammatiche problematiche che insistono in questi territori e che necessitano di essere affrontate, è un processo di conoscenza che potrà evolvere con altre e potenti suggestioni narrative.
Le parole che ci hanno attraversato continueranno comunque a vivere in chi le ha ascoltate, nei contesti educativi, nei centri culturali, nelle scuole, nei territori che ogni giorno resistono all’omologazione e coltivano la pluralità di un pensiero mai completamente soggiogato da un’acritica visione troppo occidentalizzata.
Ringraziamo tutte le autrici, le relatrici, le moderatrici, le lettrici e i lettori che hanno reso possibile questo viaggio. Un Mediterraneo di donne forti, diverse, in cammino.
Spetta a noi, ora, continuare a custodire e diffondere queste voci perché possano non disperdersi nell’oblio.
Santa Franco




